Uncategorized

Massa Marittima

Settecento metri scavati in superficie, tre gallerie, seicento strumenti da lavoro.
Nato nel 1980, il Museo della Miniera è la realistica riproduzione dell’attività economica principale (almeno fino agli anni Sessanta) dell’intera zona delle Colline Metallifere.

A cambiare la vita dei massetani sono state la pirite, l’argento, il rame, la galena: vene ricchissime scoperte fin dall epoca degli Etruschi, abbandonate per quattro secoli, e poi utilizzate dagli anni Trenta dell’Ottocento a scopo industriale e sfruttate fino ai giorni nostri.

Nel 1832 fu il granduca Leopoldo II a concedere al francese Luigi Porte la facoltà di scavare le miniere di rame nel territorio di Massa Marittima, poco dopo iniziarono a nascere le prime società anonime, tra cui la «Società Fenice Massetana», e allo scadere del secolo nel 1899 fece la sua comparsa in Maremma la società «Montecatini» che in breve si assicurò i mezzi – miniere, operai, capitali – per avere in mano il monopolio della nascente industria chimica.

Vita dura quella dei minatori che il Museo, ricostruito nei rifugi antiaerei utilizzati dalla popolazione durante la seconda guerra mondiale, restituisce nel suo fascino e nella sua sofferenza.

Non una mera esemplificazione di tecniche e metodi di lavorazione, ma un campionario di vita vissuta: accanto alle sonde manuali, ai compressori, agli scalpelli rotativi, ai locomotori elettrici nella riservetta del sorvegliante e nel refettorio si conservano ancora elmetti e cestelli (per gli oggetti usati nella vita quotidiana dai minatori si veda anche il Museo di Arte e Storia delle Miniere).

La miniera ricostruita è come una città sotterranea con gallerie principali e secondarie dove sono visibili le diverse tipologie di armamento con cui si sorreggevano le volte di terra: una dopo l’altra scorrono la classica armatura in legno di pino, la rete metallica ancorata con bulloni d’acciaio, il rivestimento in muratura con tavole di legno fra conci di calcestruzzo utilizzato in terreni particolarmente friabili.

Diverse anche le tecniche di coltivazione: o per ripiena, abbattendo il minerale ma contemporaneamente provvedendo a riempire la trancia appena svuotata, o per franamento del tetto, disarmando e quindi facendo crollare parte della galleria una volta esaurita la fase di estrazione.
Nell’ultimo tratto del percorso sono esposti campioni di minerali del comprensorio massetano.